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Perché un’infrastruttura iperconvergente semplifica la possibilità di ripristinare i dati in caso di perdita o corruzione

 Ci sono alcune parole che sintetizzano la capacità dell’infrastruttura iperconvergente di semplificare il recupero e il ripristino dei dati in caso di loro perdita o corruzione. Di seguito ne abbiamo scelte tre: resilienza, flessibilità, deduplicazione.

 

La resilienza dei sistemi iperconvergenti

Il termine resilienza viene utilizzato in vari campi e, nel caso dell’informatica, indica l’attitudine di un sistema ad adattarsi e a resistere in presenza di circostanze prevedibili o impreviste così da garantire la disponibilità dei servizi erogati. Come si esprime, allora, la resilienza nei sistemi iperconvergenti?

Le soluzioni basate sull’iperconvergenza si avvalgono di applicazioni distribuite e hanno nella scalabalità orizzontale (scale out) il loro punto di forza. È la distribuzione dei dati e delle applicazioni su molti nodi a fornire loro il carattere di resilienza. Se, infatti, un singolo rack o un data center hanno un problema che può generare perdita o deterioramento dei dati, il fatto che essi siano ripartiti in cluster estesi abbatte o minimizza il rischio. Bisogna ricordare, infatti, che se anche esiste una componente hardware, incentrata su un unico chassis, le infrastrutture iperconvergenti sono definite per loro natura da software. Nel modello iperconvergente un intero data center viene fatto collassare in un nodo gestito attraverso un’interfaccia utente detta appliance. Ciò significa che un’applicazione può essere spostata su un altro cluster o server con un impatto minimo sulle prestazioni. E questo vale anche in caso di ripristino dati a seguito di un evento che potrebbe danneggiarli.

 

La flessibilità della “infrastructure in a box”

La seconda parola che qualifica la capacità delle infrastrutture iperconvergenti di risolvere rapidamente problemi connessi al ripristino dati e alla business continuity è la parola flessibilità. Si traduce nella suddivisione in dati di tipo strutturato e non strutturato, nell’orchestrazione di applicazioni mission critical, nella velocità di erogazione di risorse collegate alle varie Lob (Line of business) aziendali. Per esempio, l’apertura di nuove filiali nel nostro Paese o all’estero potrebbe richiedere un’immediata disponibilità non solo delle applicazioni, ma anche delle analoghe funzioni di data protection. Disponibilità che deve essere supportata in varie modalità, mobile e desktop, a beneficio di tutti gli utenti che, anche in remoto, devono poter accedere con il medesimo client. La facilità di installazione dei sistemi iperconvergenti, che non necessitano di competenze IT specifiche (non a caso gli americani definiscono il principio della iperconvergenza con l’espressione “infrastructure in a box”), si presta a una implementazione progressiva parametrata alle esigenze del business. Una facilità che investe anche le funzioni di ripristino dei dati dopo un evento che ne ha minacciato la perdita o la corruzione. Tanto più che oggi l’iperconvergenza tende a sfruttare anche i vantaggi dell’intelligenza artificiale con analisi predittive che consentono di anticipare gli interventi di manutenzione o di provisioning.

 

La deduplicazione dei dati a beneficio del disaster revovery

Il terzo termine che nell’universo iperconvergente ha assunto particolare rilievo e che fa capire come in tale universo siano semplificati i processi di disaster recovery è la parola deduplicazione. Nelle architetture tradizionali gli stessi dati vengono ripetutamente memorizzati, con il risultato che viene occupato spazio di storage superfluo su disco o nastro, viene consumata eccessiva energia elettrica per alimentare e raffreddare il disco o le unità nastro e viene utilizzata una larghezza di banda eccessiva per la replica. Tutto ciò contribuisce a creare una catena di inefficienze in termini di costi e risorse all’interno dell’azienda. La deduplicazione dei dati, invece, è una funzionalità che consente di ridurre l’impatto dei dati ridondanti sui costi di storage e permette di ottimizzare lo spazio disponibile in un volume cercando parti duplicate nel volume stesso. Il diaster recovery ne trae vantaggio perché il numero di dati da trasferire è nettamente inferiore se paragonato ai sistemi legacy. Inoltre, le piattaforme iperconvergenti dispongono di funzionalità di snapshot integrate che operano in combinazione con l’hypervisor o come funzionalità aggiuntiva.


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Iperconvergenza Disaster Recovery