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Gestione dei dati con l'iperconvergenza, come funziona?

Uno dei compiti principali che le imprese oggi affidano alle loro piattaforme IT è la gestione di grandi quantità di dati. In questo scenario, il termine “gestione” va inteso in senso molto ampio, a comprendere non solo la classica memorizzazione dei dati ma anche la loro analisi approfondita e contestualizzata, possibilmente in tempo reale. L’obiettivo è partire dai dati grezzi per arrivare a informazioni utili a supportare in modo efficace i processi decisionali legati al business. La necessità di farlo in tempi sempre più brevi impone di rivedere i requisiti di capacità e prestazioni delle infrastrutture IT. In questi casi, le soluzioni iperconvergenti offrono indubbi vantaggi rispetto agli approcci infrastrutturali tradizionali.

Salvaguardare le prestazioni dell’infrastruttura IT

Per uno scenario come quello descritto si parla sempre più spesso di “efficienza nella gestione dei dati”. L’espressione indica che la gestione dei dati all’interno dell’infrastruttura IT deve essere fatta in modo da garantire il minimo impatto possibile sulle risorse di elaborazione e storage, salvaguardando comunque le prestazioni richieste per sostenere i processi di business. In questi casi, la concezione stessa dei sistemi iperconvergenti e in particolare la sinergia che si crea tra risorse computazionali e storage, offre all’azienda la possibilità di scalare facilmente in prestazioni e capacità.

Deduplica e compressione

Nella maggior parte delle operazioni, il modo migliore per garantire una gestione efficiente dei dati è banalmente riuscire contenerne il “peso” riducendone le dimensioni. Non è affatto raro che un’azienda, per gestire i suoi processi di business, debba raccogliere e gestire decine e decine di terabyte di informazioni. Ridurre lo spazio occupato offre indubbi vantaggi: innanzitutto fa risparmiare spazio storage, permette un trasferimento più veloce delle informazioni, alleggerisce il carico di elaborazione. Nei sistemi iperconvergenti tutto questo si ottiene con funzioni di deduplica e compressione dei dati, che riducono lo spazio occupato di diverse decine di volte senza intaccare il loro contenuto informativo e senza impattare sulle prestazioni dell’intero sistema.

Data mobility ottimizzata

Nei sistemi iperconvergenti l’efficienza dei dati è legata anche alla data mobility, ossia alla capacità di spostare facilmente i dati là dove è più opportuno che si trovino, per essere elaborati o anche semplicemente per essere conservati. In un’architettura IT tradizionale, lo spostamento di blocchi di dati richiede un’attenta pianificazione per ridurre al minimo il downtime delle applicazioni e dei sistemi che li devono gestire. In un’architettura hyperconverged si vede in questo il valore della virtualizzazione e dell’approccio software-defined: la gestione dei dati basata su macchine virtuali e policy - anche automatizzate - indipendenti dell'hardware sottostante elimina tutta la complessità legata alla data mobility.

Come garantire la continuità operativa

L’iperconvergenza ha trasformato anche un altro aspetto chiave della gestione dei dati: il backup e, in modo esteso, il disaster recovery. La replica dei dati da e verso sistemi remoti è una funzione nativa dei sistemi hyperconverged, cosa questa che ne semplifica la gestione (non servono soluzioni aggiuntive) e velocizza le operazioni relative. Nel complesso, quindi, backup e disaster recovery diventano operazioni semplici e trasparenti per l’utente. Replica e backup ottimizzati permettono all’azienda un ripristino veloce e automatico dei dati e delle macchine virtuali che portano avanti i processi d’impresa in caso di emergenza, a tutto vantaggio della continuità operativa.

Consolidare lo storage (per risparmiare)

Il tema del backup e del disaster recovery rimanda a quello del consolidamento del data storage cosiddetto secondario. I dati primari sono quelli che, in estrema sintesi, servono per supportare i processi critici dell’azienda. Tutti gli altri sono classificati nell’alveo dei cosiddetti dati secondari, che vanno certamente conservati ma che non hanno requisiti così elevati di disponibilità (availability). 

La distinzione tra dati primari e secondari varia a seconda della specifica azienda. In generale quelli secondari sono legati a utilizzi specifici come le applicazioni di sviluppo e test o la conservazione a norma, per i quali in azienda possono essere già presenti soluzioni di memorizzazione varie e stratificate. Far convergere tutti questi sistemi su una soluzione iperconvergente porta notevoli vantaggi in termini di semplicità di implementazione e gestione, proprio perché lo scenario di partenza è molto variegato.
Valgono poi, ovviamente, tutti i benefici legati all’efficienza dei dati già citati prima.


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