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Come si calcola la produttività di un Data center?

Ogni investimento deve essere valutato in funzione del suo ritorno economico, diretto o indiretto. È una considerazione che vale anche per gli investimenti in IT; anzi, l’avvento della trasformazione digitale ha posto in maggiore evidenza questo tipo di valutazione. L’IT, infatti, non viene più considerata come un generico “servizio interno” da mantenere attivo per poter portare avanti i processi di business. Nelle aziende che sanno sfruttare le potenzialità della Digital Transformation, l’IT è considerata come un elemento abilitante per servizi e iniziative mirate, in cui è possibile valutare con precisione il vantaggio apportato dalla tecnologia. Da generico centro di costo, quindi, l’IT e le nuove tecnologie in generale sono passate ad essere investimenti dall’impatto pratico misurabile.

Ovviamente tutto questo tocca da vicino l’operatività del Datacenter aziendale, perché è qui che si collocano le applicazioni chiave dell’impresa ed è qui che nascono i nuovi servizi digitali che consentono di incrementare il suo successo nel mercato. Vale quindi certamente la pena focalizzare l’attenzione sulla produttività del Datacenter, il punto critico di questa valutazione sta semmai nel fatto che non è sempre scontato arrivare a una definizione di produttività che sia condivisa da tutti i possibili stakeholder. Per esempio, è assai probabile che il concetto di produttività per lo staff IT sia legato alla capacità del sistema di sostenere alti carichi di lavoro, per un business manager è il numero di transazioni gestite, mentre per un CFO è rappresentato dal volume di fatturato generato o supportato. Sono punti di vista collegati ma comunque diversi, che possono portare a valutazioni altrettanto diverse della produttività dell’IT.

Il primo passo da fare è quindi capire che la produttività di un Datacenter non è un concetto univoco e predeterminato, di volta in volta è necessario chiedersi - prima di una valutazione - in funzione di quale risultato si sono effettuati certi investimenti o, più in generale, si è deciso di far crescere la propria infrastruttura IT. Come in qualsiasi altro processo di analisi finalizzata a esprimere una valutazione di merito, questa riflessione serve a definire gli indicatori chiave (KPI) legati alle performance del processo da valutare. Più ci si avvicina ai valori ideali o sperati dei KPI, maggiore sarà la produttività del Datacenter in quel caso specifico.

Per un Datacenter si possono definire quindi molti KPI; in generale, però, questi finiscono col ricadere in 3 macro-categorie:

  • performance pura;
  • elasticità;
  • efficienza

La performance è la capacità dell’IT di sostenere carichi di lavoro sempre maggiori ed è legata evidentemente alla capacità elaborativa pura dell’infrastruttura IT. Questa può aumentare in assoluto (sostenere più workload) o relativamente a qualche altro parametro chiave (più workload a parità, per esempio, di spazio occupato o di numero di server).

L’elasticità è la capacità dell’infrastruttura IT di adattarsi senza problemi a variazioni anche rapide dei carichi di lavoro, come può accadere, per esempio, a un portale di eCommerce durante una breve promozione. Oggi si ottiene soprattutto grazie ad approcci di IT “flessibile”, come la virtualizzazione e le architetture software-defined. Sono questi elementi che permettono, infatti, al Datacenter di seguire l’andamento dei workload impegnando giusto le risorse necessarie, senza overprovisioning e quindi senza sprechi.

L’efficienza è un indicatore (duplice, come vedremo) sempre più importante. La produttività di un Datacenter infatti aumenta se incrementiamo quello che può fare (ovvero se ne incrementiamo la potenza) ma anche se riduciamo i suoi fattori di costo – e i due costi principali di un Datacenter sono legati alla sua gestione e all’energia che consuma. Un Datacenter “efficiente” richiede meno impegno per essere gestito (efficienza operativa) e meno energia per lavorare (efficienza energetica). Il primo aspetto è favorito dalle piattaforme software di management e dall’automazione tipica degli approcci software-defined, il secondo da piattaforme hardware di nuova generazione, che consumano sempre meno a parità di potenza elaborativa.

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