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Come evitare il downtime del datacenter anche in caso di upgrade

L’upgrade degli asset It all’interno del datacenter è un’operazione necessaria e ricorrente per mantenere l’efficienza dell’infrastruttura informativa a supporto della digital enterprise. Purtroppo le attività di aggiornamento hardware o software possono causare rallentamenti o interruzioni di servizio, impattando negativamente sulla produttività aziendale. La capacità di programmare gli update senza downtime preservando la business continuity è quindi vitale per la competitività di qualsiasi organizzazione, indipendentemente dal settore.

 

La necessità della business continuity

Gli utenti aziendali, infatti, si aspettano accesso immediato a dati e applicazioni, in qualsiasi momento e senza compromessi. Ma come spesso accade, sia nella sfera privata sia in ambito lavorativo, la realtà del quotidiano difficilmente soddisfa i nostri desiderata.

I professionisti It vivono costantemente in stato di allerta per trovare e risolvere le cause che ritardano l’invio delle informazioni dai sistemi agli applicativi.

Il delta temporale che separa la disponibilità dei dati effettiva e auspicata rappresenta un collo di bottiglia estremamente deleterio per la produttività individuale e dell’organizzazione tutta. Il cosiddetto “app-data gap” ovvero il lasso di tempo che intercorre tra la richiesta dell’informazione da parte dell’utente e la sua effettiva trasmissione al programma utilizzato, impatta negativamente sull’efficienza delle attività aziendali e va combattuto alla radice.

 

La complessità del datacenter

I datacenter sono strutture estremamente complesse che includono una molteplicità di layer tecnologici, hardware e software: oltre agli apparati di rete, ai server e alle soluzioni di storage, bisogna conteggiare tutti gli hypervisor e una pluralità di sistemi operativi e applicazioni interconnesse. Senza considerare che ogni strato può racchiudere una serie di componenti multi-vendor: per esempio, un’applicazione può fare riferimento a database differenti che poggiano su piattaforme distinte.

È chiaro che la forte complessità generata dal proliferare di risorse It e interazioni non contribuisce alla gestione fluida e lineare dei dati attraverso l’ecosistema informativo. Ogni evento all’interno del datacenter, ogni piccola inefficienza sul singolo componente può avere ripercussioni anche significative sulla rapidità e sull’efficacia con cui le informazioni arrivano all’applicazione e vengono quindi fruite dall’utilizzatore. In questo contesto, diventa fondamentale riuscire a comprendere le cause dei rallentamenti e quindi efficientare ogni operazione o asset.

 

Upgrade senza downtime: ecco come

Prendiamo per esempio, come accennato prima, i fermi dovuti alla necessità di aggiornamento delle risorse interne al datacenter. O addirittura si consideri un progetto che contempli l’upgrade dell’intera struttura. Il tutto dovrebbe avvenire attraverso un approccio “zero downtime”, totalmente trasparente agli utenti interni ed esterni l’azienda, che possono quindi continuare a beneficiare dei servizi applicativi senza sperimentare rallentamenti o indisponibilità dei sistemi.

Come è quindi possibile garantire la business continuity quando si intraprende un progetto di tale portata e dall’impatto così gravoso?

 

Il Ced nella giusta prospettiva

Il concetto preliminare è inquadrare l’upgrade del datacenter nella giusta prospettiva: è innanzitutto un’operazione di business, non soltanto tecnica. Basta una semplice valutazione di rischi dovuti all’interruzione dei processi core aziendali per capire che l’aggiornamento del Ced influisce sull’intera organizzazione e sui bilanci finanziari.

L’errore principale è quindi addossare tutta la responsabilità dell’operazione sul dipartimento It, senza il coinvolgimento delle altre business unit e senza un’adeguata strategia di change management a monte. Il live upgrade del datacenter presuppone l’80% di lavoro preparatorio e il 20% di esecuzione.

Secondo alcuni esperti di consulenza It, un corretto aggiornamento delle infrastrutture informative, in grado di minimizzare i downtime, dovrebbe seguire alcuni passaggi fondamentali.

 

Comunicare l’upgrade del datacenter

La comunicazione a tutte le linee di business è la prima chiave per un progetto di successo. Il datacenter è il cuore della moderna digital enterprise e qualsiasi membro dell’organizzazione è - a vario livello - uno stakeholder dell’It: la sua attività e produttività dipende infatti dal buon funzionamento della tecnologia alla base dell’impresa. Indispensabile è quindi comunicare a tutti gli interessati che è in corso un upgrade del datacenter, cercando il loro coinvolgimento nell’operazione.

 

Conoscere le risorse da aggiornare

Il secondo passo per effettuare l’aggiornamento del Ced senza downtime è avere chiara la mappatura dell’ambiente It: conoscere gli asset hardware e software presenti, nonché i loro rapporti di interdipendenza è indispensabile per individuare gli anelli deboli e calcolare i rischi di eventuali failure o interruzioni di servizio. Grazie alle applicazioni di datacenter management è possibile ottenere una vista totale e approfondita sulle risorse a disposizione e sui colli di bottiglia, arrivando anche a prevedere l’impatto dei possibili malfunzionamenti.

 

Pianificare la business continuity

La fase di pianificazione vera e propria per l’upgrade del datacenter passa necessariamente per il coinvolgimento delle Lob: bisognerebbe creare dei tavoli di lavoro per analizzare le necessità di business continuity degli utenti aziendali rispetto ai processi di loro competenza. L’ascolto delle esigenze dovrebbe essere una pratica continuativa anche in fase di esecuzione dell’upgrade del datacenter: il team It dovrebbe dimostrarsi aperto e - all’occorrenza - capace di compromesso, modificando i piani e la tabella di marcia qualora necessario.

 

Mitigare i rischi nell’aggiornamento

Infine, la capacità di mitigare i rischi costruendo a monte un’efficace strategia di backup e recovery è ovviamente una condizione sine qua non per un upgrade del datacenter zero downtime, che garantisce la business continuity richiesta dagli utenti e dall’organizzazione tutta.


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