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Come calcolare il TCO per Cloud pubblici e infrastrutture iperconvergenti?

Che si tratti di posta elettronica, backup o condivisione di file ormai la maggior parte degli utenti digitali utilizza probabilmente almeno un servizio Cloud. Anche sul fronte business sono sempre più numerose le aziende che decidono di trasferire una parte più o meno consistente dei loro processi informatici sulla nuvola. Di fatto, questo aumento di popolarità del Cloud potrebbe far pensare che l'esecuzione di applicazioni IT on premise non rappresenti più un’opzione economicamente vantaggiosa. Le cose, però, non stanno esattamente così. Vediamo perché.

Cos’è il TCO, Total Cost of Ownership

Il concetto di Total Cost of Ownership (costo totale di proprietà) è stato sviluppato dall’analista Gartner nel 1987 per calcolare tutti i costi effettivi del ciclo di vita di un'apparecchiatura IT. La considerazione di partenza è che il mero costo di listino non comprende la spesa effettiva dell'implementazione sostenuta dall'azienda a seguito di un determinato acquisto, lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Una considerazione non da poco soprattutto in relazione ai sistemi IT, dato il livello di complessità delle infrastrutture tradizionali. Oltre alle spese in conto capitale (CapEx), dunque, devono essere incluse nel TCO anche le spese operative (OpEx), in particolare quelle relative al personale necessario per mantenere il sistema in esecuzione o alle spese amministrative.

I benefici del Cloud

Il Cloud computing porta indubbiamente con sé una serie di vantaggi: il suo utilizzo sempre più diffuso può far pensare che rappresenti in assoluto la soluzione meno costosa rispetto all'esecuzione di un'infrastruttura. Questa convinzione è dovuta da un lato all'economicità dei data center web-scale e, dall’altro, alla complessità della configurazione e gestione di server, storage e reti tradizionali.

Basandosi sul confronto con infrastrutture legacy costituite da sistemi separati per ciascuna funzione IT, e considerando i costi, le aziende hanno ritenuto più vantaggioso eseguire applicazioni in Cloud pagandole mensilmente. Un’ipotesi comprensibile che, però, potrebbe non rivelarsi del tutto fondata.

I vantaggi delle infrastrutture iperconvergenti

L’iperconvergenza ha dimostrato negli ultimi anni di essere tra le tecnologie più adatte a fronteggiare con successo le esigenze di agilità, flessibilità e scalabilità richieste dal mercato. Queste soluzioni combinano componenti di storage e di elaborazione con un hypervisor e un software di gestione per creare una soluzione di elaborazione completa. Alcuni fornitori includono anche funzionalità di data protection e data efficiency.

Di fatto l’approccio iperconvergente è una sorta di IT-as-a-Service di ultima generazione: un ambiente virtualizzato completo viene fornito pronto all’uso, senza che siano necessarie specifiche attività di configurazione. Ciò è possibile perché l’infrastruttura IT è basata su un’architettura software in cui convergono risorse di rete, memorizzazione, calcolo e virtualizzazione, il tutto disponibile su un sistema hardware eventualmente supportato da un fornitore. Il risultato? Massima agilità operativa ed estrema semplificazione dell'infrastruttura complessiva, che può così essere gestita da un minor numero di persone.

TCO: con l’iperconvergenza si risparmia fino al 55%

Dunque, conviene davvero il Cloud o è meglio puntare all’iperconvergenza? Gli analisti di Evaluator Group hanno cercato di dare risposta a questo quesito conducendo una ricerca indipendente in cui sono stati confrontati i TCO dell’appliance hyper-converged HPE SimpliVity e il servizio Cloud Amazon Web Services, per supportare lo stesso numero di istanze di calcolo. Il criterio principale su cui si è basata l’analisi è il costo totale di possesso nel suo complesso, inclusi quindi anche tutti gli aspetti relativi al supporto amministrativo (considerando che spesso la più grande componente di spesa è rappresentata proprio dal costo di gestione dell’infrastruttura).

Dal confronto di Evaluator Group è emerso che l’iperconvergenza consente di risparmiare fino al 55% sul TCO in tre anni rispetto al Cloud: la hyper-converged infrastructure riduce il TCO tramite il consolidamento dell’infrastruttura e la semplificazione delle operazioni. In particolare:

  • L'iperconvergenza semplifica enormemente il processo di progettazione
  • Il formato plug-and-play riduce i tempi di implementazione
  • L'integrazione interna con la gestione dell'hypervisor riduce la complessità operativa
  • L'attivazione delle macchine virtuali (VM) semplifica le attività legate alla gestione dello storage in ambienti astratti
  • Le architetture iperconvergenti sono progettate per una crescita incrementale estremamente granulare, quindi molto economica

In sintesi, le soluzioni hyperconverged, secondo gli esperti, modificano i calcoli del TCO storicamente utilizzati nel processo decisionali IT. E semplificando l'infrastruttura fisica, utilizzando hardware non proprietario e riducendo o eliminando molte delle attività tipicamente associate all'implementazione di hardware e software, riducono (sensibilmente) i costi.

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